IL PROGETTO CAP_ABLE


Il progetto CAP_able di Rachele Didero, con il quale la giovane designer è riuscita ad ottenere un brevetto combina il tessile, la moda e l'ingegneria per proteggere la privacy dei cittadini e creare consapevolezza sui fenomeni che la minacciano. L’idea di Racheke è nata da una discussione su privacy, etica e diritti umani specificamente riguardo al dibattito sull’uso delle telecamere per il riconoscimento facciale in luoghi pubblici senza il consenso dei cittadini.

Nel 2019, durante i mesi di lavoro a New York, Rachele ha conosciuto un ingegnere laureato alla U.C. Berkeley che le ha proposto una collaborazione tra moda e ingegneria per tradurre gli Adversarial Patches in fashion. 

Il progetto, culminato con un brevetto registrato, si riferisce alle telecamere per il riconoscimento facciale presenti ormai in 110 stati nel mondo. Il problema dell’uso delle telecamere, oltre alla loro inaccuratezza, è legato anche a questioni etiche. 

Il supervisore europeo della protezione dei dati scrive nel 2019: "il viso di una persona è un elemento prezioso e fragile rappresenta la propria identità e il senso di unicità. Trasformare il volto umano in un altro oggetto di misurazione e categorizzazione mediante processi automatizzati controllati da potenti aziende e governi tocca il diritto alla dignità umana”. Uno dei problemi principali legato all'uso di questa tecnologia è l'ignoranza dei cittadini riguardo alla presenza di queste telecamere nelle città e di come i loro dati vengono trattati e conservati. Le statistiche dimostrano che la maggior parte della popolazione globale conosce nulla o troppo poco della tecnologia.

Davvero interessante e innovativo dunque l’utilizzo dei nostri filati in quest’ambito. Rachele, con il coordinamento del professor Giovanni Maria Conti del Politecnico di Milano, ha realizzato quelli che chiama Adversarial Patches che confondono le telecamere del riconoscimento facciale e schermano l'identità della persona. Rachele è riuscita a creare dei tessuti in maglia e poi dei capi con queste proprietà. Per testare i modelli ha usato principalmente YOLO, un sistema di riconoscimento di oggetti in tempo reale. Ha collaudato gli outfit in staticità e in movimento, all'esterno e all'interno. Dopo numerosi mesi di ricerca e prove è riuscita a individuare il procedimento che ha brevettato l’8 febbraio 2021 con la sponsorizzazione del Politecnico di Milano (P1374IT00). 

La capsule nata da questi presupposti, scherma il riconoscimento facciale di chi la indossa e si propone di far parlare e far conoscere la tecnologia ed educare la popolazione al tema della privacy e dei diritti umani.

"Il filato Cottonstore di Filmar ha avuto un ruolo fondamentale i suoi colori intensi si sono rivelati ottimali per il modo in cui riflettono la luce, la grande varietà di sfumature di colore perfetta per gli jacquard policromi. Questa scelta è stata fatta anche in base all’estrema qualità del prodotto, realizzato con una filiera che rispetta l’ambiente” ha dichiarato la designer Rachele Didero.

Per quanto riguarda gli sviluppi futuri del progetto la finalità principale è trasformare la capsule collection in una collezione di maglieria che possa tutelare la privacy di chi la indossa, preservandone la sicurezza. Collezione dedicata a un pubblico trasversale, a partire dalle fasce più giovani alle persone che si occupano di diritti umani; una collezione per coloro che sono sensibili alle tematiche relative alla privacy, al razzismo, alla libertà di espressione e assemblea.

Per saperne di più. 

BIOGRAFIA DI RACHELE DIDERO

Rachele Didero è una Fashion Designer di Torino specializzata in Textile. Ha conseguito la laurea magistrale presso il Politecnico di Milano a dicembre 2020.
Nutre una profonda passione per l'arte, il balletto, l'opera, la letteratura. Fondamentali sono per lei le radici, gli studi classici, l'italianità che sempre l’hanno accompagnata e sostenuta anche quando ha deciso di allontanarsi da casa e di confrontarsi con nuovi punti di vista. A diciassette anni, negli Stati Uniti, il suo primo corso di cucito, quindi la decisione di iscriversi a Fashion Design al Politecnico di Milano, poi l'anno a Barcellona, a New York, a Tel Aviv. Sono stati anni di sacrifici, in continuo movimento, in continuo adattamento. Anni appaganti, che l'hanno portata a percepire la realtà e a valutare la bellezza con occhi diversi.
Nel 2020, a Tel Aviv, ha avuto la possibilità di sviluppare il suo progetto di Tesi Finale utilizzando i laboratori di moda e maglieria al Shankar College. Ha lavorato alle macchine di maglieria computerizzate Stoll per la prototipazione di quattro capi realizzati utilizzando un particolare tessuto che ha brevettato l'8 febbraio 2021, con la sponsorizzazione del Politecnico di Milano.

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