I colori della gratitudine


È stato inaugurata sabato 14 dicembre 2019, ore 10,30, presso via A. De Gasperi 65, a Zocco d’Erbusco, “I colori della gratitudine”,  un’opera privata realizzata da Stefano Bombardieri per l’azienda Filmar Spa. 

Albero è, nella sua radice etimologica, “ciò che produce”, ma anche “ciò che si innalza”. E l’origine linguistica, indoeuropea e sanscrita, collima con l’idea artistica del Maestro Stefano Bombardieri che negli spazi di Filmar Spa erige un’opera monumentale come atto di memoria e di gratitudine a Luigi Marzoli, iniziatore della storica azienda franciacortina di filati. 
Un albero colorato, capace di riassumere le opere e i giorni di un uomo vocato ai suoi luoghi e alla sua gente: verde come l’appartenenza delle radici a una terra, rosso come la forza e il calore, arancione come la generosità di un frutto maturo e azzurro come il cielo cui tutto è destinato: sono questi “I colori della gratitudine” con cui l’omonima opera di Bombardieri rinnova la riconoscenza al fondatore di Filmar Spa. 
L’artista bresciano ha impiegato quasi 5000 metri di corda colorata per avvolgere e rendere simbolicamente immortale un antico esemplare di noce. Un filo metaforicamente infinito, come il filo di cotone che Filmar da sempre produce, si lega indissolubilmente al ricordo del padre dell’azienda. 
Oltre sessant’anni sono passati dall’inaugurazione della prima fabbrica e una ventina da quando si decise di acquisire il terreno adiacente alla sede di via De Gasperi per ampliare l’area produttiva. Proprio sul confine della proprietà si ergeva un maestoso noce che, nonostante la scomoda posizione, Luigi Marzoli non volle per alcun motivo abbattere. Per salvaguardare la pianta, ancor prima di iniziare i lavori edili, fece costruire un muretto circolare a protezione del fusto, attorno al quale si organizzò il traffico di pedoni e veicoli tra i due corpi di fabbrica. L’albero continuò negli anni a offrire ombra ai passanti, meravigliose fioriture primaverili e generosi raccolti di noci. 
Tutti, in fabbrica, ricordano il signor Luigi passare sotto la sua verde chioma, schiacciare con la scarpa il guscio di una noce matura, raccoglierla e gustarla in pochi attimi, tra un impegno e l’altro. E di noci ce n’erano per tutti! Tant’è che i dipendenti più anziani ricordano ancora il sapore delle noci di Filmar. 
Nel settembre 2012 Luigi Marzoli ci lascia: è autunno, le foglie del noce ingialliscono e mai più torneranno a germogliare a primavera. Razionalmente un caso, certo, ma la morte subitanea del grande albero è stata una congiuntura simbolica che ha commosso tutti coloro che hanno conosciuto il signor Luigi nella sua fabbrica. 
Si è detto che “gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto”. Così oggi i rami del noce sono possenti braccia colorate che si ergono all’alto. Come una preghiera, invocano protezione e buon auspicio a perseguire quegli ideali di rispetto della natura, della propria terra e del capitale umano su cui da sempre si fonda l’azienda. Nello specifico Filmar ha da tempo adottato una strategia di sostenibilità con elevati standard etici, sociali e ambientali lungo tutta la sua filiera produttiva e investe nella Responsabilità Sociale d’Impresa in quanto la considera la leva propulsiva per lo sviluppo sostenibile della comunità nella quale opera. Un legame stretto e fecondo con il territorio che si concretizza oggi nell’offerta di occupazione e nel supporto a iniziative culturali e di rigenerazione urbana.
L’albero di fili cattura il passante con la forza espressiva dei suoi colori accesi. È un cuore pulsante tra i rigorosi edifici della fabbrica. 
”Crediamo che un’azienda sia un essere vivente, bisognoso di un corpo perfettamente funzionante, di cura, anche estetica, per rispondere ai canoni di presentabilità, ma anche di un’anima che sia tangibile attraverso forme simboliche“, dichiarano Marco ed Enrico Marzoli, titolari di Filmar Spa. Così l’operazione culturale di Stefano Bombardieri per Filmar si è spinta oltre l’oggettivazione di un elemento naturale ad opera d’Arte, elevando la stessa a vero simbolo di gratitudine e di speranza.